Lost Orpheus: una musica che sa di teatro, un teatro che sa di musica

In un mondo di scritture trasversali non è raro trovare gruppi e artisti che praticano varie arti e scritture multiple. E’ il segno dei tempi. Ed è il caso del Lost Orpheus Ensemble, che è anche un gruppo di teatro, la Compagnia Lost Orpheus Teatro. Non tutti gli elementi delle due compagini sono attori e musicisti ma la maggior parte sì. E’ un modo di vivere la musica e il teatro (e le arti figurative) come arti performative integrate.

Il gruppo ha prodotto un suo primo disco dal titolo di “Ruins”, ma già prima, nelle tracce anticipatrici di una specie di pre-Album, si indovinava un modo di fare musica capace di andare incontro all’ascolto, ma anche ricco di elementi sperimentali.

Al primo ascolto del pre-Album “Orphic Blues” – come è stato notato- si poteva restare un po’ sorpresi, non riuscendone a definir il genere. Che musica è questa: rock, blues, una combinazione di queste due, indie? Ma poi a risentire qui e là qualche brano, la musica del gruppo cominciava a entrare nel cuore e non sembra più necessario definirla con un’etichetta, basta quella di musica del XXI secolo.

Ad entrare nel cuore, appunto, ci pensava il sax profondo di “Cilentum Blues”, ma è con “Orphic Blues” che si entrava veramente in argomento. “Orphic Blues”, come è scritto nelle note del gruppo, è basata su una sequenza di note  elaborata in base alla serie matematica di Fibonacci. Bisogna proprio dire che l’effetto è strabiliante. In questo brano si comprende il significato della parola “orphic” del titolo dell’album. “Orfica” nel senso di un esoterismo matematico dagli esiti sonori struggenti.

Nel suo primo disco – che merita un discorso a parte – la musica dei Lost Orpheus è andata precisandosi con uno sguardo più attento e talvolta anche duro sulla società contemporanea.

Qui vorremmo cominciare ad entrare in argomento sul secondo Cd ufficiale del gruppo, quello in preparazione.

Vediamone qualche testo.

ORIZZONTE SOTTERRANEO

Lui è qui, ma non c’è più.
Più che la situazione
fa male l’inutilità
di parole spese male.

Chorus

C’è qualcosa che ha senso
ormai, in questo deserto irrequieto?

Sì, vecchie abitudini,
nuove lontananze.
Toccare l’irrealtà sfiorandosi,
riconoscersi estranei vivendosi.

Chorus

C’è qualcosa che ha senso
ormai, in questo deserto irrequieto?

Lui era qui, ma non mi sente più.
Questa é la situazione.
Resta solo l’amarezza
di un prevedibile finale.

Chorus

C’è qualcosa che ha senso
ormai, in questo deserto irrequieto?

No. Quieto, il mio respiro
cerca il suo sotterraneo orizzonte.
Ma lui emerge altrove,
luce di un altro mare.

Commento

La prima cosa che si evidenzia è il punto di vista di chi parla: “Lui è qui, ma non c’è più”. Parla la figura femminile e la sua è una riflessione ad alta voce. Il Lui di cui parla è provvisoriamente ancora accanto a lei, ma è come se non ci fosse più; se ne è andato, con la testa e col cuore. Si potrebbe ancora accettare la situazione perché lei è ancora innamorata, ma le stesse parole fanno male: “Più che la situazione / fa male l’inutilità / di parole spese male”. Se perfino le parole feriscono, allora tutto questa situazione non ha più senso. “C’è qualcosa che ha senso / ormai, in questo deserto irrequieto?/ Sì, vecchie abitudini, / nuove lontananze. / Toccare l’irrealtà sfiorandosi, / riconoscersi estranei vivendosi”. Lei deve prendere coscienza della stuazione: ormai sono due estranei. Egli non l’ascolta più: “Lui era qui, ma non mi sente più. / Questa é la situazione. / Resta solo l’amarezza / di un prevedibile finale”. Il prevedibile finale è la separazione. Lui non l’ama più, ma lei è ancora innamorata. La sofferenza è solo da un lato.


KATIA

Katia lascia scorrere il giorno
senza un verso
senza un rigo.

Katia non è riuscita
a fare il salto dialettico
dalla qualità alla quantità.

Si chiude in frigo.

Katia vive solo di notte,
ogni tanto qualcuno si intromette:
gente strana, vagabondi,
predatori, divorziati e anche sognatori.

Katia ogni tanto alza il gomito
ma non molto, solo per andare
un po’ su di giri, ne ha passate tante
ultimamente con la storia dei suoi amori.

Katia si sposta sulla poltrona
per chiudere un po’ gli occhi stanchi
e non pensare più a niente
ma si alza, è ancora troppa l’adrenalina.

Katia vive solo di notte.
Non c’è più nessuno che si intromette.
Musica a palla.
Movida Blog.
Chattaggio selvaggio.
E occhio gonfio la mattina.

Commento

Più di qualcuno ci ha chiesto: “Ma chi è veramente Katia?”. Proviamo a dare una risposta. Katia “vive solo di notte”, cioé Katia potrebbe fare un lavoro normale, ma vive veramente solo di notte, quando si chiude a casa a chattare con amici e sconosciuti. “Katia lascia scorrere il giorno / senza un verso /senza un rigo”: ha avuto o ha ambizioni poetiche, ogni tanto scrive qualche verso, perlopiù d’amore, ma oggi Katia non ha scritto niente, è decisamente sul depresso. “Katia vive solo di notte, / ogni tanto qualcuno si intromette: / gente strana, vagabondi, / cpredatori, divorziati e anche sognatori”. Appunto, Katia vive davanti allo schermo di un computer (talvolta di un cellulare, per partecipare ai vari gruppi di Whatshapp) e si lascia attraversare dalle più varie esperienze. le capita anche di bere qualcosa, non è specificato ma potrebbero essere superalcolici. Meglio non indagare. Katia beve ” solo per andare / un po’ su di giri, ne ha passate tante / ultimamente con la storia dei suoi amori”. Questo è il verso che ha suscitato il maggior numero di domande: i suoi amori. Si capisce chiaramente che sta uscendo dall’ennesima storia deludente d’amore, ma rimane inespressa la questione dell’età di Katia. Quanti anni ha Katia? Cioé, è una giovane donna o una signora sulla quaranta-cinquantina. Anche questo elemento è in ombra. Come è solo accennato l’altro elemento della canzone, quello del cibo. Katia si chiude in frigo. Mangia per attenuare il senso di depressione e di angoscia che l’attanaglia. Vorrebbe dormire (ha preso un tranquillante?) ma non ci riesce. la notte è lunga per Katia …



Categorie:003- Rassegna stampa

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