Lost Orpheus Ensemble- Serata Musica russa

Ансамбль ‘Затерянный Орфей’ – Русский музыкальный вечер

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Калинка (Kalinka)

Ivan Petrovič Larënov

Kalinka  è considerata la canzone russa più famosa di tutti i tempi. È stata scritta nel 1860 dal compositore Ivan Petrovič Larënov, che visse dal 1830 al 1889, suonata per la prima volta nella città di Saratov come parte di uno spettacolo teatrale, ed adattata per la prima volta in Polonia a Varsavia.

Калинка, калинка, калинка моя!
В саду ягода малинка, малинка моя!

Ах, под сосною, под зеленою,
Спать положите вы меня!
Ай-люли, люли, ай-люли,
Спать положите вы меня.

Калинка, калинка, калинка моя!
В саду ягода малинка, малинка моя!

Ах, сосенушка ты зеленая,
Не шуми же надо мной!
Ай-люли, люли, ай-люли,
Не шуми же надо мной!

Калинка, калинка, калинка моя!
В саду ягода малинка, малинка моя!

Ах, красавица, душа-девица,
Полюби же ты меня!
Ай-люли, люли, ай-люли,
Полюби же ты меня!

Калинка, калинка, калинка моя!
В саду ягода малинка, малинка моя!

Viburnino ( bacca di viburno )

Kalìnka, kalìnka, kalìnka mia
Nel giardino c’è malìnka, malìnka mia!  
Ah, sotto il pino, sotto il verde,
Mettetemi a dormire!
Ah, ljuli, ljuli, ah, ljuli, ljuli
Mettetemi voi a dormire! 
Kalìnka, kalìnka, kalìnka mia
Nel giardino c’è malìnka, malìnka mia!  
Ah, il piccolo pino verde,
Non stormire sopra di me!
Ah, ljuli, ljuli, ah, ljuli, ljuli
Non stormire sopra di me!  
Kalìnka, kalìnka, kalìnka mia
Nel giardino c’è malìnka, malìnka mia!  
Ah, bella ragazza di cuore,
Amami invece!
Ah, ljuli, ljuli, ah, ljuli, ljuli
Amami invece!  
Kalìnka, kalìnka, kalìnka mia
Nel giardino c’è malìnka, malìnka mia!

zoopark, лето

Лето!
Я изжарен, как котлета.
Время есть, а денег нету,
Но мне на это наплевать. (а-а-а)

Лето!
Я купил себе газету.
Газета есть, а пива нету.
И я иду его искать.

Лето!
Сегодня сейшен в Ленсовета.
Там будет то, и будет это.
А не сходить ли мне туда?

Лето!
Все хулиганы при кастетах,
У них, наверное, вендетта,
Но впрочем это ерунда… Да-да-да…

Лето!
От комаров спасенья нету,
А в магазинах нету “Дэты”.
В почете доноры у нас.

Лето!
Оно сживет меня со свету.
Скорей карету мне, карету,
А впрочем подойдет и квас.

Лето!
Штаны истерты, как монета.
Во рту дымится сигарета,
Иду купаться в водоем.

Лето!
Недавно я услышал где-то,
Что скоро прилетит комета,
И что тогда мы все умрем.

Estate

Estate!
Sono fritto come una cotoletta,
c’è il tempo, ma non ci sono soldi,
e non me ne frega niente.

Estate!
Ho comprato una rivista.
C’è la rivista, ma non c’è la birra.
Vado a cercarla.

Estate!
Danno un concerto oggi al Lensovet.
Ci sarà questo, ci sarà quest’altro.
Perchè non farci un salto?

Estate!
Tutti i bulli hanno il loro tirapugni,
pare che abbiano anche la loro vendetta,
ma sono solo sciocchezze…

Estate!
Non c’è scampo dalle zanzare,
ed è finito il DDT al negozio…
grande onore a noi donatori di sangue.

Estate!
Mi sta decisamente ustionando.
Presto un’ambulanza, un’ambulanza,
ma mi va bene anche un po’ di kvas.

Estate!
Pantaloni sfilaccati come banconote.
Una sigaretta fumante in bocca,
vado a farmi una nuotata nello stagno.

Estate!
Ultimamente ho sentito in giro
che presto cadrà un meteorite,
e che saremo tutti morti.

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Kino – Спокойная ночь

Divenuto un vero e proprio fenomeno alla fine degli anni ’80, Kino si distingue per i testi ironici scritti da Viktor Tsoi, accompagnati da melodie semplici e da suoni nitidi. L’epoca d’oro di Kino, che si colloca tra il 1988 e il 1990, è terminata bruscamente con la morte di Viktor Tsoi, deceduto a causa di un incidente d’auto nell’agosto del 1990. Ogni anno in sua memoria si tengono numerosi concerti e la sua tomba a San Pietroburgo è meta di molti fan. I dischi di Kino sono tuttora molto venduti.

спокойная ночь

[Куплет 1]
Крыши домов дрожат под тяжестью дней
Небесный пастух пасёт облака
Город стреляет в ночь дробью огней
Но ночь сильней, её власть велика

[Припев]
А тем, кто ложится спать
Спокойного сна, спокойная ночь
Тем, кто ложится спать, спокойного сна
Спокойная ночь

[Куплет 2]
Я ждал это время, и вот это время пришло
Те, кто молчал перестали молчать
Те, кому нечего ждать, садятся в седло
Их не догнать, уже не догнать

[Припев]
А тем, кто ложится спать
Спокойного сна, спокойная ночь
Тем, кто ложится спать, спокойного сна
Спокойная ночь

[Куплет 3]
Соседи приходят, им слышится стук копыт
Мешает уснуть тревожит их сон
Те, кому нечего ждать, отправляются в путь
Те, кто спасён, те, кто спасён

Тем, кто ложится спать – Спокойного сна.
Спокойная ночь.

Notte tranquilla

I tetti delle case tremano sotto il peso dei giorni,
un pastore celeste sfiora le nuvole,
la città spara le sue luci nella notte,
ma la notte è più forte, il suo potere più grande.

A coloro che stanno andando a dormire, buoni sogni.
Buona notte.
Ho aspettato questo momento, ed è arrivato,
Coloro che erano rimasti in silezio, hanno smesso di tacere.

Coloro che non hanno nulla da aspettare, si mettono in sella
non puoi fermarli, è già troppo tardi.
A coloro che stanno andando a dormire, buoni sogni.
Buona notte.

I vicini vengono, sentono il suono degli zoccoli,
non riescono a dormire, il loro sonno è disturbato.
Coloro che non hanno nulla da aspettare,
si sono messi in cammino
Coloro che sono salvi, coloro che sono salvi.

A coloro che stanno andando a dormire, buoni sogni.
Buona notte.

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Булат Окуджава – Песенка об Арбате

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Vasilij Kandinskij, Mosca. Piazza Rossa, 1916. Olio su cartoncino, cm 51,5 x 49,5 Mosca, Galleria Tret’jakov © State Tretyakov Gallery, Moscow, Russia

Ты течешь, как река. Странное название!
И прозрачен асфальт, как в реке вода.
Ах, Арбат, мой Арбат,
ты — мое призвание.
Ты — и радость моя, и моя беда.

Пешеходы твои — люди невеликие,
ùкаблуками стучат — по делам спешат.
Ах, Арбат, мой Арбат,
ты — моя религия,
мостовые твои подо мной лежат.

От любови твоей вовсе не излечишься,
сорок тысяч других мостовых любя.
Ах, Арбат, мой Арбат,
ты — мое отечество,
никогда до конца не пройти тебя.

(1959)

La canzone dell’Arbat

Tu scorri come un fiume, col tuo strano nome.
E il tuo asfalto è trasparente, come l’acqua di un fiume.
Ah Arbat, mio Arbat, tu sei la mia vocazione.
Tu sei la mia gioia, e la mia disgrazia.
Ah Arbat, mio Arbat, tu sei la mia vocazione.
Tu sei la mia gioia, e la mia disgrazia.

I tuoi passanti – non sono grandi uomini.
Picchiano sui tacchi, si affrettano indaffarati.
Ah Arbat, mio Arbat, tu sei la mia religione.
I tuoi pavimenti giacciono sotto di me.
Ah Arbat, mio Arbat, tu sei la mia religione.

I tuoi pavimenti giacciono sotto di me.
Dal tuo amore non si guarisce mai del tutto,
Pur amando altre quarantamila strade.
Ah Arbat, mio Arbat, tu sei la mia patria.
Non riuscirò mai a percorrerti fino in fondo.
Ah Arbat, mio Arbat, sei la mia patria.
Non riuscirò mai a percorrerti fino in fondo.

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Vladimir Vysotskij

Lo stile di Vysotskij affonda le sue radici nelle romanze della tradizione russa, nelle canzoni degli zingari, in quelle popolari e della mala. Talvolta Vysotskij ricorda gli chansonnier francesi come Georges Brassens. I suoi testi si fondono con un’energia travolgente e con un timbro di voce roco, unico nel suo genere. Le sue prime canzoni, in cui prevalevano i temi della “mala”, cominciò a scriverle nei primi anni ’60. Proprio in quegli anni in URSS cominciavano ad arrivare i magnetofoni a bobina. Le canzoni di Vysotskij venivano registrate nei concerti clandestini e nelle case private e poi passavano di mano in mano. In pochi anni il cantautore divenne famoso in tutto il paese, senza che le sue canzoni fossero mai state trasmesse alla radio.

Istrionico, dotato di grande presenza scenica, rabbioso, antidemagogico, sofferto e disincantato, capace di grande delicatezza e tormentata psicologia, Vysotskij “Volodja” è stato il più grande dei poety-pesenniki, gli chansonniers russi. Amatissimo in Russia nell’era asfittica e ingessata del regime sovietico di Breznev, ha dato voce ai sentimenti e alle idee di un’intera nazione, dai detenuti nei gulag ai poliziotti, ai teppisti, senza distinzioni di classe o di funzione all’interno del regime. Grazie al blat, lo slang metropolitano, conquistò i russi sradicati, approdati a Mosca dopo la morte di Stalin, cresciuti con gli antichi valori della tradizione contadina, spezzata da una politica di industrializzazione forzata. Il regime è quello del ristagno, una oligarchia che dopo il bagliore di permissivismo avutosi con Chruscev si era chiusa a riccio in difesa dello status quo, con la mania di sostenere che tutto va bene anche quando si sta male, come si diceva allora.

Erede, come tutti i cantautori russi, di Aleksander Vertinskij, il cantautore della “nostalgija” degli anni ’20, allievo di Bulat Okudzava il cantautore particolarista nel dipingere la Mosca dei piccoli quartieri e poi accusato di pacifismo, Volodja fu osteggiato dal regime che considerava la chitarra uno strumento borghese e decadente (disfattista).

Riuscì a far circolare le proprie canzoni grazie al samdzat, le edizioni clandestine autoprodotte e autoriprodotte dalla gente. Partecipò a 26 films, lavorò assiduamente per il teatro, scrisse drammi, sceneggiature, e oltre 300 canzoni: solo quelle più edulcorate furono edite in pochi 45 giri.

Nella vita come nell’arte ricercò situazioni estreme. Nelle sue canzoni, un po’ brasseniane, diede voce a un’ansia di libertà collettiva. Instancabile nei concerti, costantemente boicottati dal regime, riuscì a cantare anche in europa e in america. Non divenne mai un dissidente. Scrisse in una delle sue più famose canzoni: «tutto è diventato un nuovo mondo, ma ovunque tu stia vagabondando non puoi essere che in Bol’soj Karetnyj».

Ноль семь

Для меня эта ночь – вне закона,
Я пишу – по ночам больше тем.
Я хватаюсь за диск телефона,
Набираю вечное ноль семь.

“Девушка, здравствуйте! Как вас звать?” – “Тома”.
“Семьдесят вторая! Жду дыханье затая…
Быть не может, повторите, я уверен – дома!..
Вот уже ответили.
Ну здравствуй, это я!”

Эта ночь для меня вне закона,
Я не сплю – я кричу: “Поскорей!..”
Почему мне в кредит, по талону
Предлагают любимых людей!

“Девушка, слушайте! Семьдесят вторая!
Не могу дождаться, и часы мои стоят.
К дьяволу все линии – я завтра улетаю!..
Вот уже ответили.
Ну здравствуй, это я!”

Телефон для меня – как икона,
Телефонная книга – триптих,
Стала телефонистка мадонной,
Расстоянье на миг сократив.

“Девушка, милая! Я прошу – продлите!
Вы теперь как ангел – не сходите ж с алтаря!
Самое главное – впереди, поймите…
Вот уже ответили.
Ну здравствуй, это я!”

Что, опять поврежденье на трассе?
Что, реле там с ячейкой шалят?
Мне плевать – буду ждать, – я согласен
Начинать каждый вечер с нуля!
“Ноль семь, здравствуйте! Снова я”. – “Да что вам?”

“Нет, уже не нужно, – нужен город Магадан.
Эта ночь для меня вне закона,
Ночи все у меня не для сна, –
А усну – мне приснится мадонна,
На кого-то похожа она.

“Девушка, милая! Снова я, Тома!
Не могу дождаться – жду дыханье затая…
Да, меня!.. Конечно, я!.. Да, я!.. Конечно, дома!”
“Вызываю… Отвечайте…” – “Здравствуй, это я!”

Zero Sette

Per me questa notte è illegale,
scrivo, la notte ancora di più.
Raggiungo il disco del telefono,
compongo quell’eterno zero-sette.

“Signorina, salve! Come vi chiamate?””Toma”.
“Settanta secondi! Aspetto trattenendo il respiro..
Non può essere, riprovi, sono sicuro che sia a casa.
Ah ecco, hanno già risposto.
Oh salve, sono io!”

Questa notte per me è illegale,
Non dormo – grido: “Sbrigati!…”
In fondo il mio credito in coupon
è offerto alle mie persone preferite!

“Signorina, ascolti! Settanta secondi!
Non vedo l’ora e il mio orologio si è fermato…
Al diavolo le linee – prenderò un volo domani!
Ah ecco, hanno già risposto.
Oh salve, sono io!”

Il telefono per me è come un’icona.
L’elenco telefonico è un trittico.
L’operatrice telefonica è una Madonna,
riduce le distanze per un momento.

“Signorina, mia cara! La prego – riprovi!
Siete come angelo – non mi lasciate sull’altare!
La cosa più importante è andare avanti, capite…
Ah ecco, hanno risposto.
Oh salve, sono io!”

Cosa, ancora danni sulla linea?
Cosa, il relay dà problemi alla cella?
Non importa, aspetterò, sono d’accordo.
Ricominciamo da zero ogni notte!

“Zero-sette, salve! Di nuovo io.”  “Che succede ancora?”
“No, non quello, mi serve la città di Magadan.
Vi do la mia parola, che non chiamerò di nuovo-
è solo un amico – per capire come sta laggiù, poveretto…”

Questa notte per me è illegale
Tutte le notti passate senza dormire, –
E se dormo, mi compare una Madonna,
che somiglia a una persona che conosco.

“Signorina, mia cara! Ancora io, Toma!
Non posso aspettare, aspetto che il respiro si calmi
Si io!… Ma certo, io!… Iì io!… Ma certo, a casa!”
“Sto chiamando… risponde…” – “Oh salve, sono io!”

Очи черные

Il testo della canzone fu scritto dal poeta e scrittore ucraino Èvgen Pavlovič Hrebinka (Ucraino: Євген Павлович Гребінка) (1812-1848). La prima pubblicazione della poesia fu nella rivista Literaturnaja gazeta il 17 gennaio 1843. Le parole furono in seguito poste nel Florian Hermann’s Valse Hommage (in un arrangiamento di S. Gerdel) e pubblicato come romanza il 7 marzo 1884, di cui non sono sopravvissuti spartiti musicali. Fëdor Šaljapin rese popolare la canzone all’estero con una propria versione.

Alexei Jawlensky, Donna pallida con capelli rossi, 1911-1912, Milwaukee Art Museum 

Очи черные (Versione originale di Hrebinka)

1. Очи черные, очи страстные,
очи жгучие и прекрасные,
как люблю я вас, как боюсь я вас,
знать увидел вас я в недобрый час.

2. Ох, недаром вы глубины темней!
Вижу траур в вас по душе моей,
вижу пламя в вас я победное:
сожжено на нем сердце бедное.

3. Но не грустен я, не печален я,
утешительна мне судьба моя:
Всё, что лучшего в жизни бог дал нам,
в жертву отдал я огневым глазам!

Occhi neri (Versione originale di Hrebinka)

1. Occhi neri, occhi appassionati
occhi infuocati e bellissimi,
quanto vi amo, quanto vi temo,
di sicuro, vi ho scorto in un momento sfortunato.

2. Oh, non per nulla siete più scuri degli abissi!
Vedo in lutto il mio cuore in voi,
vedo una fiamma trionfante in voi:
un povero cuore immolato in esso.

3. Ma io non sono triste, non sono addolorato,
la mia sorte mi è di conforto:
Tutto ciò che è meglio in vita, Dio ci ha dato,
in sacrificio ritornerò ai focosi occhi!

Очи черные (Versione Šaljapin)

Очи чёрные, очи жгучие,
очи страстные и прекрасные,
как люблю я вас, как боюсь я вас,
знать увидел вас я не в добрый час.

Очи чёрные, очи пламенны
и мaнят они в страны дальные,
где царит любовь, где царит покой,
где страданья нет, где вражды запрет.

Очи чёрные, очи жгучие,
очи страстные и прекрасные,
как люблю я вас, как боюсь я вас,
знать увидел вас я не в добрый час.

Не встречал бы вас, не страдал бы так,
я бы прожил жизнь улыбаючись,
вы сгубили меня очи чёрные
унесли на век моё счастье.

Очи чёрные, очи жгучие,
очи страстные и прекрасные,
как люблю я вас, как боюсь я вас,
знать увидел вас я не в добрый час.

Occhi neri (Versione Šaljapin)

Occhi neri, occhi fiammanti,
appassionati e splendidi occhi,
vi amo così tanto, vi temo così tanto,
di sicuro, vi ho visti in un’ora sfortunata.

Occhi neri, occhi fiammanti,
mi attirano verso terre lontane,
dove regna l’amore, dove regna la pace,
dove non c’è sofferenza, dove la guerra è bandita.

Occhi neri, occhi fiammanti,
appassionati e splendidi occhi,
vi amo così tanto, vi temo così tanto,
di sicuro, vi ho visti in un’ora sfortunata.

Se non vi avessi incontrato, non soffrirei così,
avrei vissuto la mia vita sorridendo,
mi avete rovinato, occhi neri,
mi avete portato via la felicità per sempre.

Occhi neri, occhi fiammanti,
appassionati e splendidi occhi,
vi amo così tanto, vi temo così tanto,
di sicuro, vi ho visti in un’ora sfortunata.

Аквариум (Akvarium) – 25 к 10

Uno dei primissimi gruppi rock nati in Russia, fondato dal cantautore Boris Grebenshikov. Hanno pubblicato dischi con regolarità.

25 к 10

Я инженер на сотню рублей,
И больше я не получу.
Мне двадцать пять, и я до сих пор
Не знаю, чего хочу.
И мне кажется, нет никаких оснований
Гордиться своей судьбой,
Но если б я мог выбирать себя,
Я снова бы стал собой.

Мне двадцать пять, и десять из них
Я пою, не зная, о чем.
И мне так сложно бояться той,
Что стоит за левым плечом;
И пускай мои слова не ясны,
В этом мало моей вины;
Но что до той, что стоит за плечом,
Перед нею мы все равны.

Может статься, что завтра стрелки часов
Начнут вращаться назад,
И тот, кого с плачем снимали с креста,
Окажется вновь распят.
И нежные губы станут опять
Искать своего Христа;
Но я пел, что пел, и хотя бы в том
Совесть моя чиста.

Я счастлив тем, как сложилось все,
Даже тем, что было не так.
Даже тем, что ветер в моей голове,
И в храме моем бардак.
Я просто пытался растить свой сад
И не портить прекрасный вид;
И начальник заставы поймет меня,
И беспечный рыбак простит.

25k10

Sono un ingegnere da cento rubli,
Ho venticinque anni e nonostante ciò
non so, cosa voglio.
Mi sembra che non ci sia motivo,
di essere orgoglioso del mio futuro,
ma se potessi scegliere
di cambiare me stesso,
sceglierei di rimanere comunque me stesso.

Ho venticinque anni, e per dieci di questi
ho cantato e non so bene di cosa.
Mi risulta difficile temere colei,
che sta dietro la mia spalla sinistra.
Permettete che le mie parole
non siano così limpide,
non ho per questo una grande colpa;
ma per lei, che sta sta lì dietro,
davanti a lei siamo tutti uguali.

Può capitare che un domani
le lancette dell’orologio
inizino a tornare indietro,
e colui che fu tolto dalla croce,
sarà crocifisso di nuovo.
Labbra tenere nuovamente,
cercheranno di nuovo un loro Cristo;
ma io ho cantato, ciò che ho cantato, e almeno
avrò la coscienza pulita.

Sono contento di come sono andate le cose,
e anche di quelle che non sono andate bene,
anche del vento che mi soffia nella testa,
e del casino che governa il mio tempio.
Io sto solo cercando di far crescere il mio giardino,
di non rovinare una splendida vista;
il capo dell’avamposto mi capirà,
e il pescatore spensierato mi perdonerà.

ДДТ (DDT)

Nati nel 1980 nella città di Ufa, DDT vinsero il concorso di “Komsomolskaja Pravda” (quotidiano russo dal 1925). La loro musica fu proibita poco dopo a causa dei testi provocatori scritti dal frontman Yuri Shevchuk, che dovette lasciare Ufa nel 1984 dopo la campagna denigratoria organizzata contro di lui dal KGB.

Метель

Коронована луной,
Как начало – высока,
Как победа – не со мной, Как надежда –
нелегка. За окном стеной метель,
Жизнь по горло занесло.
Сорвало финал с петель,
Да поела всё тепло.

Играй, как можешь сыграй.
Закрой глаза и вернись.
Не пропади, но растай,
Да колее поклонись.
Мое окно отогрей,
Пусти по полю весной.
Не доживи, но созрей,
Ты будешь вечно со мной.
Ты будешь вечно со мной.
Ты будешь вечно со мной.

Со мной…

Ищут землю фонари,
К небу тянется свеча,
На снегу следы зари
– Крылья павшего луча.

Что же, вьюга, наливай,
Выпьем время натощак.
Я спою, ты в такт пролай
О затерянных вещах.

Играй, как можешь сыграй.
Закрой глаза и вернись.
Не пропади, но растай,
Да колее поклонись.

Моё окно отогрей,
Пусти по полю весной.
Не доживи, но созрей,
Ты будешь вечно со мной.

Ты будешь вечно со мной.
Ты будешь вечно со мной.
Со мной… Осторожно, не спеша,
С белым ветром на груди,


Где у вмерзшей в лёд ладьи
Ждет озябшая душа…
Играй, как можешь сыграй.
Закрой глаза и вернись.


Не пропади, но растай,
Да колее поклонись.
Моё окно отогрей,
Пусти по полю весной.

Не доживи, но созрей,
Ты будешь вечно со мной.
Ты будешь вечно со мной.
Ты будешь вечно со мной. Со мной…

BUFERA DI NEVE

Incoronato dalla luna,
come un inizio visto dall’alto,
come una vittoria che non è mia,
come una speranza non troppo facile.
Dietro la finestra una bufera di neve,
la vita soffocata nella gola.
Un finale frustrato strappa i cardini,
e fa uscire tutto il tepore.

Gioca come sai giocare,
chiudi gli occhi e torna indietro.
Non ti perdere, cresci,
e inchinati.

La mia finestra si riscalda,
lasciando entrare la primavera.
Non solo vivere, ma prosperare,

Sarai con me per sempre.
Sarai con me per sempre.
Sarai con me per sempre.

Con me…

Scandagliamo il terreno con delle lanterne,
una bagliore raggiunge il cielo,
Sulla neve tracce di alba –
Ali di una luna calante.

E così, bufera di neve, soffia,
Beviamo il tempo a stomaco vuoto.
Io canterò, tu ti perderai nel ritmo
delle cose perse.

Gioca come sai giocare,
chiudi gli occhi e torna indietro.
Non ti perdere, cresci,
e inchinati.

La mia finestra si riscalda,
lasciando entrare la primavera.
Non solo vivere, ma prosperare,
Sarai con me per sempre.
Sarai con me per sempre.
Sarai con me per sempre.

Con me

Fai attenzione, non correre,
Con un vento bianco sul petto,
dov’è la barca congelata nel ghiaccio,
aspetta un’anima congelata…

Gioca come sai giocare,
chiudi gli occhi e torna indietro.
Non ti perdere, cresci,
e inchinati.

La mia finestra si riscalda,
lasciando entrare la primavera.
Non solo vivere, ma prosperare,
Sarai con me per sempre.
Sarai con me per sempre.
Sarai con me per sempre.

Con me…

пикник, королевство кривых

Огнями реклам, неоновых ламп
Бьёт город мне в спину, торопит меня.
А я не спешу, я этим дышу,
И то, что моё, ему не отнять.

Минуту ещё, мой ветер не стих,
Мне нравится здесь, в королевстве Кривых.
Минуту ещё, минуту е… Мой ветер не стих,
Мне нравится здесь, в королевстве Кривых.

Здесь деньги не ждут, когда их сожгут,
В их власти дать счастье и счастье отнять.
Но только не мне, я сам по себе,
И тёмные улицы манят меня.

Минуту ещё, мой ветер не стих,
Мне нравится здесь, в королевстве Кривых.
Минуту ещё, минуту е… Мой ветер не стих,
Мне нравится здесь…

Он занят игрой, и каждый второй
Да, каждый второй замедляет свой шаг.
Но только не я, я весел и пьян,
Я только сейчас начинаю дышать.

Il regno degli specchi deformanti

Luci pubblicitarie, lampade al neon
la città mi insegue e mi mette fretta.
Ma io non ho fretta, Inspiro,
ciò che è mio non può portarmelo via.

Un minuto ancora, il mio respiro non si calma,
mi piace qui, nel regno degli specchi deformanti.
Un minuto ancora, il mio respiro non si calma,
mi piace qui, nel regno degli specchi deformanti.

Qui il denaro non aspetta, finché non viene bruciato:
il suo potere è dare e togliere la felicità, ma non a me,
io sto da solo,
e le strade buie mi attirano.

Un minuto ancora, il mio respiro non si calma,
mi piace qui, nel regno degli specchi deformanti.
Un minuto ancora, il mio respiro non si calma,
mi piace qui, nel regno degli specchi deformanti.

Lui è impegnato nel gioco, e ogni secondo,
sì ogni secondo rallenta, ma non a me,
sono allegro e ubriaco,
solo ora inizio a respirare.

Агата Кристи (Agata Kristi)

Agata Kristi è una Band pop fondata nel 1988 a Sverdlovsk (oggi Ekaterinburg, città russa sulle montagne Urali), ha iniziato la sua attività musicale come rock-band, con uno stile radio-disco-pop. Tra i loro migliori album: “Vechnaia liubov” (in russo «Вечная любовь», “Amore eterno”) 1991 e “Decadence” (in russo «Декаданс») 1989.

Как на войне

Ляг отдохни и послушай что я скажу
Я теpпел но сегодня я ухожу
Я сказал успокойся и pот закpой
Вот и всё до свидания чёpт с тобой

Я на тебе как на войне а на войне как на тебе
Hо я устал окончен бой беpу поpтвейн иду домой
Окончен бой зачах огонь и не осталось ничего
А мы живём а нам с тобою повезло назло

Боль – это боль как её ты не назови
Это стpах там где стpах места нет любви
Я сказал успокойся и pот закpой
Вот и всё до свидания чёpт с тобой

Я на тебе как на войне а на войне как на тебе
Hо я устал окончен бой беpу поpтвейн иду домой
Окончен бой зачах огонь и не осталось ничего
А мы живём а нам с тобою повезло назло

Come in guerra

Mettiti giù e ascolta ciò che ho da dirti
sono stato paziente, ma oggi me ne vado
Ho detto sta buona e bocca chiusa
questo è tutto, arrivederci, dannazione

Con te è come in guerra, in guerra è come con te
Ma sono stanco, la battaglia è finita,
prendo una bottiglia di vino e torno a casa.
La battaglia è finita, il fuoco si è spento e non rimane più nulla.

Ma siamo vivi, tu ed io siamo fortunati.
Dolore, è dolore anche se non lo chiami così,
è paura e dove c’è paura non c’è amore
Ho detto sta buona e bocca chiusa

questo è tutto, arrivederci, dannazione

Con te è come in guerra, in guerra è come con te
Ma sono stanco, la battaglia è finita,
prendo una bottiglia di vino e torno a casa.
La battaglia è finita, il fuoco si è spento e non rimane più nulla.

Ma siamo vivi, tu ed io siamo fortunati.

Би-2 – Компромисс

Друг дорогой, что ты сделал с собой?
Был худой, молодой; ел сердца.
Пил и курил; зажигал и гасил.
Думал, будешь таким до конца.

Оставлен за спиной возраст Христа,
Обратной стороной повернулась мечта.

Припев:
Лежит на струнах пыль,
Ржавеет под окном разбитый телевизор.
Ты сгладил все углы и жизнь твоя –
Сплошной, проклятый компромисс;
Ни вверх, ни вниз!

Припев:
Лежит на струнах пыль,
Ржавеет под окном разбитый телевизор.
Ты сгладил все углы и жизнь твоя –
Сплошной, проклятый компромисс;
Ни вверх, ни вниз!

Лежит на струнах пыль,
Ржавеет под окном разбитый телевизор.
Ты сгладил все углы и жизнь твоя –
Сплошной, проклятый компромисс;
Ни вверх, ни вниз!

Compromessi

Caro amico, cosa ha fatto?
Eri magro, giovane, un divoratore di cuori.
Hai bevuto, fumato, inspirato e buttato fuori.
Credevi che sarebbe sempre stato così.

Ti sei lasciato alle spalle l’età di Cristo.
I sogni ti hanno voltato le spalle.

La polvere giace sulle corde,
si arrugginisce sotto la finestra un televisore rotto.
Hai levigato tutti gli angoli
e la tua vita è un solido e dannato compromesso:
né alti, né bassi!

Caro amico, come combatti la noia,
hai scelto l’alcol o lo sport?

Forse, rischiando, ricorderai i vecchi tempi,
riprenderai i tuoi accordi?
Ti sei lasciato alle spalle l’età di Cristo.
I sogni ti hanno voltato le spalle.

La polvere giace sulle corde,
si arrugginisce sotto la finestra un televisore rotto.

Hai levigato tutti gli angoli
e la tua vita è un solido e dannato compromesso:
né alti, né bassi!
La polvere giace sulle corde,
si arrugginisce sotto la finestra un televisore rotto.

Hai levigato tutti gli angoli
e la tua vita è un solido e dannato compromesso:
né alti, né bassi!

ДДТ – В последнюю осень

В последнюю осень ни строчки, ни вздоха.
Последние песни осыпались летом.
Прощальным костром догорает эпоха,
И мы наблюдаем за тенью и светом
В последнюю осень
В последнюю осень

Осенняя буря шутя разметала
Все то, что душило нас
пыльною ночью.
Все то, что давило, играло, мерцало
Осиновым ветром разорвано в клочья
В последнюю осень
В последнюю осень

Ах, Александр Сергеевич, милый
Ну что же Вы нам ничего не сказали
О том, как держали, искали, любили,
О том, что в последнюю осень Вы знали
В последнюю осень
В последнюю осень

Голодное море шипя поглотило
Осеннее солнце, и за…

L’autunno passato

Nell’autunno passato non un verso, non un sospiro.
Le ultime canzoni sciacquate via dall’estate.
Un falò di addio brucia un’epoca,
con noi testimoni di ombre e di luci.
L’autunno passato.

Una tempesta di fame spazzata via scherzando,
Tutto ciò che ci ha soffocati in una notte polversa.
Tutto ciò che ci ha oppressi, giocati, fregati,
è volatp via attraverso le finestre aperte.
L’autunno passato.

Ah, Aleksandr Sergeyevic, mio caro,
perchè non ci avete detto più niente,
su cosa sospiravate, cercavate, amavate,
su ciò che sapevate nell’autunno passato.
L’autunno passato.

Un mare affamato deglutì in un soffio,
un sole autunnale, nascosto dietro le nuvole
voi non ricorderete più ciò che c’era qui
e non toccherete l’erba polverosa con le mani.

I poeti sono andati via lo scorso autunno
e per loro non c’è ritorno, le porte sono sbarrate.
Rimane la pioggia, le estati gelate,
rimane l’amore e pietre animate.
L’autunno passato.

Катюша / Katiusha

Immagine correlata

Scritta poco prima dell’inizio della II Guerra mondiale, Katiusha è una canzone di lontananza: la ragazza soffre le pene dell’inferno perché il giovane marito è sotto le armi. Siamo nel ’38, nell’imminenza della Grande guerra patriottica (come la chiamano i russi). Con il conflitto diviene una canzone planetaria. La II Guerra mondiale è rappresentata in musica da due canzoni: KatiushaLied eines jungen Wachtpostens, cantata da Lili Marleen. Katiusha è associata all’eroica resistenza russa al nazismo ed è passata in Italia come altrettanto famosa canzone partigiana, Fischia il vento, con il testo scritto da Felice Cascione.La canzone ha due autori, uno per il testo e l’altro per la musica.

Катюша

Расцветали яблони и груши
Поплыли туманы над рекой
Выходила на берег Катюша
На высокий берег на крутой

Выходила, песню заводила
Про степного сизого орла
Про того, которого любила
Про того, чьи письма берегла

Ой, ты, песня, песенка девичья
Ты лети за ясным солнцем вслед
И бойцу на дальнем пограничье
От Катюши передай привет

Пусть он вспомнит девушку простую
Пусть услышит, как она поет
Пусть он землю бережет родную
А любовь Катюша сбережет

Расцветали яблони и груши
Поплыли туманы над рекой
Выходила на берег Катюша
На высокий берег на крутой *

[*Бар. Уцветали яблони и груши,
Уплыли тумани над рекой
Уходила з берега Катюша
Уносила песенку домой.]


Katjusha

Meli e peri erano in fiore,
La nebbia scivolava lungo il fiume;
Sulla sponda camminava Katjusha,
Sull’alta, ripida sponda. 

Camminava e cantava una canzone
Di un’aquila grigia della steppa,
Di colui che lei amava,
Di colui le cui lettere conservava con cura. 

O canzone, canzone di una ragazza,
Vola seguendo il sole luminoso
E al soldato sulla frontiera lontana
Porta i saluti di Katjusha. 

Fagli ricordare una semplice giovane ragazza,
Fagli sentirla cantare
Possa lui proteggere la terra natia,
Come Katjusha protegge il loro amore. 

Meli e peri erano in fiore,
La nebbia scivolava lungo il fiume;
Sulla sponda camminava Katjusha,
Sull’alta, ripida sponda.

Il rock irrompe in Unione Sovietica

Il rock è apparso in Russia negli anni ’60: infatti, i primi gruppi beat si sono formati proprio in quel periodo e proponevano cover delle hit europee o americane. La storia del rock russo può essere divisa in due “ondate” e gli anni ’60 rappresentano il primo momento di splendore di questo genere.

La prima canzone rock in lingua russa risale al 1965 e fu opera del gruppo chiamato Sokol («Сокол»), collettivo storico ispirato ai primi gruppi hippies di Mosca che, nonostante non fossero visti di buon occhio, si andavano formando nella capitale: la canzone si chiamava «Il sole sopra noi» («Солнце над нами») ed in brevissimo tempo divenne bandiera del movimento in espansione. (Dal sito Spb24)

Сокол – Солнце над нами

Alisa

Gruppo famosissimo fin dai tempi sovietici. Guidato dal carismatico Konstantin Kintshev, la band suona musica hard-rock con influenze progressive. Ancora oggi è un gruppo abbastanza innovativo, perché sempre in cerca di un nuovo stile. I loro dischi spaziano dal metal alle melodie acustiche.

REPERTORIO

Suliko, la canzone che piaceva a Stalin

Suliko (in georgiano: სულიკო) è un poema d’amore scritto nel 1895 da Akaki Tsereteli. La sua trasposizione musicale ad opera di Varinka Tsereteli fu la canzone preferita di Iosif Stalin e, di conseguenza, divenne celebre in tutta l’Unione Sovietica e nel blocco orientale. Il titolo dell’opera è una parola georgiana, usata anche come nome proprio, che significa “anima”.

სულიკო

Saqʼvarlis saplavs vedzebdi,
Ver vnakhe!.. dakʼarguliqʼo!..
Gulamoskʼvnili vchiodi:
„Sada khar, chemo sulikʼo?!“ 

Ekʼalshi vardi shevnishne,
Oblad rom amosuliqʼo,
Gulis pantskalit vkʼitkhavdi:
„Shen khom ara khar sulikʼo?!“ 

Sulganabuli bulbuli
Potlebshi mimaluliqʼo,
Mivekhmatʼkʼbile chitʼunas:
„Shen khom ara khar sulikʼo?!“ 

Sheiprtkiala mgosanma,
Qʼvavils niskʼartʼi sheakho,
Chaikʼvnes-chaichʼikʼchʼikʼa,
Titkos stkva: „Diakh, diakho!“

Сулико (Suliko)

Я искал могилу милой,
обошёл я все края.
И рыдал слезой горючей:
“Где ты, милая моя?” 

Я в кустах увидел розучто
светилась, как заря.
И спросил её с волненьем:
“Ты ли милая моя?”

 Нежно засвистала пташка,
И спросил я соловья:
“Молвы, звонкая пичужка:
Ты желанная моя?” 

Соловей склонив головку,
На кустах своих свистал,
Словно ласково ответил:
“Угадал ты – это я”

Suliko

Cercavo la tomba della mia amata,
Andai in tutti i luoghi.
E versando lacrime amare (dissi):
“Dove sei, mia amata?” 

Vidi in un cespuglio di rose
Qualcosa che brillava, come l’alba,
E gli chiesi emozionato:
“Sei tu, mia amata?” 

L’uccellino cinguettò teneramente,
E chiesi di nuovo all’usignolo:
“Dimmi, o creatura dal dolce canto:
Sei tu la mia amata?” 

L’usignolo inclinò la testa,
E dal suo cespuglio cinguettò forte,
Come se avesse voluto rispondere:
“Mi hai trovato – sono io

Подмосковные вечера (Mezzanotte a Mosca)

Подмосковные вечера, lett. “(Le) serate dei sobborghi moscoviti”), meglio conosciuta in Italia come Mezzanotte a Mosca, è una celebre canzone russa, scritta – originariamente con il titolo di Leningradskie večera (Ленинградские вечера = “(Le) serate leningradesi”) – dal compositore Vasilij Solov’ëv-Sedoj (Василий Соловьев-Седой, 1907 – 1979) e dal poeta Michail Matusovskij (Миxaил Матусовский, 1915 – 1990) nel 1955. È, insieme a Kalinka (Калинка) e Oči čërnye (Очи черные), una delle canzoni russe più famose di tutti i tempi e nel mondo.

Не слышны в саду даже шорохи,
Всё здесь замерло до утра.
Если б знали вы, как мне дороги
Подмосковные вечера.

Речка движется и не движется,
Вся из лунного серебра.
Песня слышится и не слышится
В эти тихие вечера.

Что ж ты, милая, смотришь искоса,
Низко голову наклоня?
Трудно высказать и не высказать
Всё, что на сердце у меня.

А рассвет уже все заметнее…
Так, пожалуйста, будь добра,
Не забудь и ты эти летние
Подмосковные вечера!

(1955)

Mezzanotte a Mosca

Non si sentono neanche i sospiri in giardino,
Tutto resta immobile fino al mattino.
Se voi sapeste quanto mi sono care
Le notti di Mosca. 

Il fiume si muove e non si muove,
E la luna lo fa tutto d’argento.
La canzone si sente e non si sente
In queste quiete notti. 

Cos’è che guardi di sottecchi, mia cara,
Piegando la testa verso il basso?
Quant’è duro dire e non dire
Tutto ciò che ho nel cuore. 

Ma già l’alba rende tutto più chiaro.
Perciò, ti prego, sii buona.
Anche tu non scordare queste estive
Notti di Mosca.



Categorie:G13- Serata Musica russa, Q17- La canzone russa

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