Elvis Costello a Roma

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Elvis Costello a Roma

Bel concerto di Elvis Costello nell’Auditorium Parco della Musica (Roma, 29 maggio 2016) nell’ambito del suo tour intitolato Detour. Lo spettacolo, già accolto con entusiasmo in tutto il mondo, è un viaggio attraverso la sua vita: l’artista ripercorre da solo sul palco i successi della sua produzione musicale, ripescando dal baule dei ricordi canzoni e aneddoti, mentre alle sue spalle scorrono su un maxi schermo istantanee della sua storia che lega indissolubilmente quella dell’uomo a quella dell’artista. Oltre 2 ore di spettacolo, in una scaletta aperta che varia di concerto in concerto e in cui trovano spazio anche alcune cover dal repertorio dei grandi, da Bob Dylan a Burt Bacharach, fino ai Pink Floyd.

«Sarà un viaggio attraverso differenti fasi della mia vita — ha spiegato il cantautore britannico — ogni sera cercherò di mostrare le mie metamorfosi. Passerò da momenti intimi, quasi sussurrati, a ruggiti su ballate rock and roll». Elvis Costello (all’anagrafe Declan Patrick MacManus) è una delle personalità più poliedriche della musica britannica. Nato a Londra nel 1954, dopo un esordio nella scena pub rock della sua città è passato attraverso stili e generi molto eterogenei, spaziando con disinvoltura dal punk alla Deutsche Grammophon, dal crooning pop alla riscoperta delle radici folk americane. Tutto questo sarà racchiuso nello spettacolo che Costello presenterà domenica all’Auditorium, un cammino divertente e ironico lungo la sua incredibile carriera artistica

Detour significa “deviazione”. Spiega il cantauttore inglse:  “Perché da dove vengo io, quando si chiede se vai da qualche parte, si dice “Vado a fare una deviazione”. Costello parla molto di sè attraverso le canzoni, le ispirazioni, gli amici, gli aneddoti personali di una lunghissima vita e conseguente carriera. La scena del palco è piena di oggetti di modernariato davanti allo schermo di una vecchia televisione analogica a manopola, sul quale passano immagini e spezzoni del passato, fotografie, filmati, pubblicità di giornale.

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Tra una canzone e ll’altra dedica un ricordo commosso ad Allen Toussaint, il grande musicista blues scomparso nel 2015 con il quale ha inciso un disco nel 2006, di cui racconta la genesi, trasportando l’intera sala nella New Orleans distrutta dall’uragano Katrina; parla del padre cantante annoverandolo tra i suoi grandi maestri insieme ai Beatles.

Elvis Costello non ha bisogno di sovrastrutture: la sua bravura sta nel saper emozionare anche con una sbavatura nell’intonazione, per quell’attitudine punk e rivoluzionaria che in lui si sposa con un gusto melodico eguale a pochi. Lo dimostra con Shipbuilding, scritta per raccontare la guerra della Falkland degli Anni Ottanta dal punto di vista di un operaio in un cantiere navale, con cui ammalia l’intero pubblico facendolo sognare, nonostante il tema non sia dei più felici; e l’immancabile Almost Blue, perfetta anche nei passaggi poco intonati, alla quale incolla All Or Nothing At All di Sinatra in un medley dal sapore jazz.

Ma è Costello, e lui lo può fare. La voce è inconfondibile: piena sui bassi, graffiata e spezzata sugli alti che si ostina caparbiamente ad affrontare, dolcemente sofferta nei momenti migliori che sono quelli dove stacca la spina, letteralmente. Elvis Costello ha il dono della narrazione sommessa e ne è la prova la splendida Alison, forse uno dei suoi brani più famosi, eseguita con la chitarra staccata dall’amplificatore e senza microfono, passeggiando tra le prime file di una platea attonita e inchiodata ai sedili per non perdere nemmeno una sfumatura.

Sorprese, anticipazioni, brani improvvisati: un concerto all’insegna della digressione, delle aspettative disattese e della gioia di perdersi all’interno del repertorio sterminato di un artista che in quarant’anni di musica ha esplorato gli stili più diversi, dal country alla classica.

L’ultima parte del concerto si anima di elettricità con l’ingresso del duo Larkin Poe, giovani fanciulle al mandolino e steel guitar che supportano Elvis Costello ai cori. Dopo l’elegante Alison, la sensazione che se ne riceve è quella di uno schiaffo in faccia, ma è pienamente nello stile Costello spiazzare il suo pubblico saltando tra i generi, senza perdere in omogeneità. Il gran finale è con i fan che assediano il palco, proprio sotto i suoi piedi, e con una I Want You così dolorosa e intensa, sussurrata un po’ nel microfono un po’ fuori, che affetta il cuore al rallentatore, con una lama sottile. Un concerto sincero e ben calibrato che riconcilia le orecchie e i sentimenti.

Nella classifica dei cento artisti più grandi di tutti i tempi secondo «Rolling Stone», Costello è famoso per le esibizioni live che non hanno mai mancato di spiazzare il suo pubblico. «Mi piace dare l’impressione che niente sia già stabilito — ha detto — ogni mio concerto rappresenta l’occasione per assistere e sentire qualcosa mai visto o ascoltato prima». Ed è in questo darsi incondizionatamente che Costello ha spinto troppo l’acceleratore durante le sue recenti esibizioni londinesi definite da The Telegraph «una gioiosa celebrazione della sua incredibile musica».



Categorie:P02- I grandi concerti

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